mercoledì 18 febbraio 2009

I ragazzi non sono nostri, sono un mistero, noi educatori siamo inginocchiati davanti a una libertà.

Riprendo alcuni spunti da un post di questo blog sul tema educazione e libertà, che vale sia per coloro di noi che sono genitori sia per coloro che per professione o vocazione sono educatori.
  • I ragazzi non sono nostri, sono un mistero, noi educatori siamo inginocchiati davanti a una libertà.
  • Amiamo e desideriamo che il bambino sia se stesso, non che diventi come noi. Questo fa crescere la libertà. (…) Il bambino nei fatti è già un uomo che va aiutato a venire fuori. Va amata, rispettata e aiutata a crescere la sua libertà.
  • Aderire con commozione e devozione alla realtà dei ragazzi, favorendo quello che in essi più direttamente conduce al compimento della loro identità: questo è il compito dell’educatore; un compito, non un progetto; è una posizione del cuore più che una tecnica pedagogica. In questo modo non si manipola chi devi educare, perché nasce un rispetto profondo per il mistero profondo del “tu” della persona dell’altro.
  • Da questo amore alla libertà dei figli, degli studenti, deriva un altro atteggiamento fondamentale dell’educatore: la pazienza, il rispetto dei tempi di crescita di una persona, che sono sempre diversi da soggetto a soggetto.

2 commenti:

GiampaXtotelem ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
GiampaXtotelem ha detto...

Beh, vero, verissimo ... ma oggi è drammatico!

Chi ha visto ieri sera la puntata di Speciale TG1 (ore 23:30-24:30 ca.) capisce quello che intendo.
Un mondo praticamente vuoto di interessi da raggiungere se non l'andare in discoteca a divertirsi, farsi qualche canna, oppure arrivare a farsi un bel tiro di coca (a 50 €, prezzo da supermercato).

Il quadro è disarmante.

Come padre sono preoccupato.

Come educatore (in quanto "comunque" figura presente in parrocchia) sono allarmato. Anche alla luce del numero delle presenze giovani in parrocchia. Giovanissimi, pochi; giovani, pochissimi; adulti, lasciamo perdere!

Sono sempre più dell'opinione che le famiglie NON CI SONO PIU'.
Il genitore è una figura vaga, vacua, evanescente. L'autorità, il rispetto, l'esperienza (in senso "di vita vissuta nella fede") stanno diventando solo parole desuete dal significato sinistro.

Per non parlare del senso di rispetto verso "l'educatore" o il superiore preposto nelle varie situazioni: nelle scuole di ogni ordine e grado, nelle strutture universitarie, ma anche in azienda, in medicina, e persino nelle attività di Azione Cattolica.

Ditemi chi non si sente in diritto-dovere di "riprendere" il "capo" per le sue decisioni.



Il "NULLA" sta divorando tutto ...

(da "La Storia Infinita", 1984)